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  • Combattere infiammazione e inestetismi con  muscoli, buone abitudini e un buon sistema drenante

    L’IMPORTANZA DEI MUSCOLI CON IL PROGREDIRE DELL’ETA’

    Anche se non è il mio campo, io mi occupo di trattamenti massoterapici in chiave olistica, studiando approfonditamente (per lavoro e per interesse personale) il sistema linfatico in tutti i suoi aspetti, mi sono resa conto che c’è un aspetto importantissimo che tante donne della mia età, prossime ai 50, sottovalutano.

    Olisticamente ti voglio far capire bene cosa avviene e perché avviene.

    Ma non ne parlo solo in termini puramente estetici di quanto sarebbe bello avere un corpo più tonico e con meno problemi gravitazionali!  Ne parlo soprattutto in termini di salute primaria.

    Perché prendo in causa proprio questa fascia d’età (ma non solo, si intende), per parlare di questa problematica strettamente correlata all’apparato muscolare e linfatico?

    Perché quando si “scavallano” i fatidici 40 anni, ahimé, che ci piaccia o no, a parte le  tante candeline da spegnere e una maggiore autoironia acquisita,  iniziano ad accadere cose in noi non interrompibili, perché biologiche.

    Gli estrogeni iniziano a zoppicare e contestualmente il nostro apparato muscolare inizia ad assottigliarsi. E’ un processo inesorabile se stiamo immobili a guardare. Anno dopo anno il corpo ce lo mostra con cedimenti e svuotamenti.

    Anno dopo anno vediamo il corpo cambiare. Cambia nella consistenza, cambia nella forma, cambia nell’aspetto dell’epidermide, cambia nella sua pienezza.

    Il viso e il collo sicuramente sono i due distretti che abbiamo più sotto controllo guardandoci ogni giorno allo specchio e a cui prestiamo più attenzione; ed ecco che iniziamo proprio qui a vedere quelle guance che scendono verso il basso, un profilo non più  così ben definito, un decolté avvizzito.

    Non sarà che forse ci sta venendo a mancare il sostegno?  Non sarà che pure il viso, come il corpo, è formato da un insieme di muscoli che con il passare degli anni perdono di volume facendoci perdere gli ancoraggi dei tessuti?

    Eh sì, tutto scende ahimé! (Ma potremmo sempre metterci a testa in giù per cambiare prospettiva 🙃)!

    Ma se il viso puoi riempirlo con artefici ed artefatti, tutto il resto del corpo???

    Ah beh sì, basta coprirlo!

    Al resto del corpo dobbiamo pensarci noi. Considera che il corpo, a partire non dai 40, ma bensì dai 30 anni, perde dal 3 all’8% della massa muscolare ogni dieci anni (circa 0,3-0,8% all’anno). Dopo i 60 anni arriva a 1-2% all’anno.  Si chiama sarcopenia.

    Ci sono diversi punti di contatto importanti tra sarcopenia e sistema linfatico.

    I MUSCOLI AIUTANO IL SISTEMA LINFATICO A FUNZIONARE

    Quando i muscoli si contraggono, comprimono i tessuti e favoriscono il ritorno della linfa verso il circolo sanguigno. I capillari linfatici infatti, sono immersi nel tessuto connettivo che circonda i muscoli.

    Le loro pareti possiedono particolari filamenti di ancoraggio che li collegano alla matrice extracellulare circostante.

    Quando il tessuto si muove o si distende durante la contrazione muscolare, questi filamenti tirano le pareti del capillare linfatico, favorendone l’apertura e l’ingresso del liquido interstiziale.

    Con la sarcopenia:

    • Diminuisce la massa muscolare
    • Diminuisce la forza delle contrazioni
    • Può ridursi l’efficienza del drenaggio linfatico

    Questo può favorire ristagno di liquidi e peggiorare alcuni edemi.

    INFIAMMAZIONE CRONICA

    La sarcopenia è associata a uno stato di infiammazione cronica di basso grado (inflammaging). Inflammaging è un termine che unisce inflammation (infiammazione) e aging (invecchiamento). Indica uno stato di infiammazione cronica lieve, persistente e diffusa che tende ad aumentare con l’età, anche in assenza di infezioni o malattie acute.

    L’inflammaging aumenta la degradazione delle proteine muscolari; riduce la sintesi di nuove proteine e rende il muscolo meno sensibile agli stimoli anabolici.

    Il sistema linfatico è coinvolto nel trasporto di cellule immunitarie e nella regolazione delle risposte infiammatorie.

    Quando il sistema linfatico funziona meno efficacemente:

    • Possono accumularsi mediatori infiammatori nei tessuti;
    • L’infiammazione può contribuire alla degradazione delle proteine muscolari;
    • Si crea un circolo vizioso che favorisce ulteriore perdita di muscolo e un ristagno di liquidi maggiore.

    SI PUO’ CONTRASTARE?

    Le strategie con prove più solide sono:

    L’ESERCIZIO FISICO REGOLARE

    L’esercizio fisico (allenamento di forza e attività aerobica moderata) è uno dei pochi interventi che migliora contemporaneamente:

    • La massa e la forza muscolare;
    • Il flusso linfatico;
    • La funzione immunitaria;
    • Il controllo dell’infiammazione.

    ADEGUATO APPORTO DI PROTEINE

    Per contrastare la sarcopenia e le conseguenze ad essa collegate, un corretto apporto proteico è uno dei fattori più importanti. Anche per il sistema linfatico le proteine hanno un ruolo rilevante.

    Negli adulti sani e attivi le società scientifiche raccomandano generalmente

    1,0 – 1,3 g di proteine per kg di peso corporeo al giorno.

    In presenza di sarcopenia, malattie croniche o durante la riabilitazione 1,2 – 1,5 g/kg/die.

    Distribuire le proteine nei vari pasti è  più efficace che concentrarle in un solo pasto.

    Parlando invece di sistema linfatico, se l’apporto proteico è insufficiente aumenta la tendenza dei liquidi a uscire dai capillari e accumularsi nei tessuti (edema). Nei casi gravi di malnutrizione proteica, questo può causare gonfiore importante.

    Un elenco di fonti proteiche particolarmente utili?

    • Uova
    • Pesce
    • Carne magra
    • Yogurt greco
    • Parmigiano reggiano
    • Legumi
    • Soia

    SONNO SUFFICIENTE

    Il sonno è uno dei punti di incontro più interessanti tra sarcopenia, sistema linfatico e infiammazione cronica.

    Durante il sonno avvengono molti processi che favoriscono il mantenimento del muscolo:

    • viene rilasciata una quota importante di ormone della crescita (GH), soprattutto nelle fasi profonde del sonno;
    • aumenta la riparazione dei tessuti;
    • viene ottimizzata la sintesi proteica;
    • si regolano ormoni come testosterone e cortisolo.

    Quando, al contrario, il sonno è frammentato o insufficiente:

    • aumenta il cortisolo (ormone catabolico);
    • aumenta l’infiammazione;
    • diminuisce la sensibilità anabolica del muscolo alle proteine e all’esercizio;
    • aumenta il rischio di perdita di massa e forza muscolare.

    Parlando di sonno e sistema linfatico entra in gioco il sistema glinfatico, una rete di drenaggio del cervello strettamente collegata ai vasi linfatici che circondano il sistema nervoso centrale.

    Durante il sonno profondo vengono eliminate sostanze di scarto metabolico mentre quando si dorme male possono aumentare i segnali infiammatori.

    Il sonno non è un fattore secondario quando si parla di salute muscolare e linfatica. Un adulto dovrebbe garantirsi almeno 7ore di sonno con una buona quota di sonno profondo.

    DIETA RICCA DI VEGETALI, LEGUMI, PESCE E GRASSI INSATURI.

    La salute dei tessuti dipende dall’equilibrio tra nutrizione, massa muscolare, infiammazione e circolazione dei liquidi.

    SERVE L’ENERGIA ADEGUATA.  

    Se mangi troppo poco e hai più di 30 anni il corpo utilizza il muscolo come fonte energetica.

    Una dieta povera di nutrienti e ricca di alimenti ultraprocessati favorisce l’infiammazione cronica di basso grado.

    Un modello alimentare simile alla Dieta Mediterranea è associato a:

    • Minore infiammazione
      • Migliore qualità muscolare;
      • Migliore salute cardiovascolare e metabolica.

    LA COMBINAZIONE PIU’ EFFICACE

    Il miglior approccio è quello olistico.

    Non è l’alimentazione da sola, né il drenaggio linfatico da solo, ma la combinazione di:

    • Allenamento di forza
    • Movimento aerobico quotidiano (camminata, scale, jogging)
    • Adeguato apporto proteico
    • Sonno di buona qualità
    • Nutrizione varia, fresca e sana, ricca di micronutrienti quali vitamina C, zinco e rame che elasticizzato i tessuti cutanei.
    • Controllo dell’infiammazione attraverso uno stile di vita sano

    Il muscolo è un organo metabolico e meccanico che aiuta continuamente il sistema linfatico a svolgere il suo lavoro.

    Non è solo una questione estetica. E’ salute a 360°.

    Un braccio svuotato e cadente non è brutto da vedere, è un campanello di allarme che ti dice che stai perdendo tessuto muscolare. E’ un campanello di allarme che ti dice che anche il tuo sistema immunitario potrebbe risentirne.

    La salute parte SEMPRE da dentro. Da una presa di consapevolezza.

    La prevenzione inizia quando si smette di nascondere la testa sotto la sabbia e si sceglie di affrontare la propria salute con consapevolezza.



  • Alimentazione Antinfiammatoria e Movimento per il Benessere Estivo

    ESTATE

    Con l’arrivo del caldo avere cura del nostro sistema circolatorio e  linfatico  è di primaria importanza.

    Le temperature afose tendono infatti a creare un rallentamento dei nostri due apparati circolatori.

    VASODILATAZIONE

    Perché succede? Perché avviene una vasodilatazione; le vene si dilatano per aiutare il corpo a disperdere calore. E’ un processo naturale che ci mantiene in vita, e per fortuna che la natura ha pensato a tutto!

    Però purtroppo ogni modificazione di quella che in gergo viene definita “omeostasi”, porta con sé degli effetti collaterali.

    Quando c’è caldo il corpo tende a surriscaldarsi, le nostre vene e i nostri capillari venosi iniziano a dilatarsi per abbassare la temperatura interna, e questa vasodilatazione porta il sangue a ristagnare maggiormente nelle zone periferiche, ovvero quelle più distanti dal cuore.

    MA NELLO SPECIFICO COSA SUCCEDE?

    UN PO’ DI FISIOLOGIA..

    Il sangue arterioso, per andare a nutrire tutto il nostro organismo (sai che è proprio il sangue a trasportare tutti i nutrienti, ma non solo quelli, trasporta anche gli ormoni necessari al nostro benessere e alla vita); ecco, per arrivare a nutrire tutte le nostre cellule si avvale di una rete intricata di capillari.

    I capillari non sono solo vene più piccole (e brutte), ma hanno proprio una struttura diversa rispetto alle vene e alle arterie.  E come dicevo prima nulla è lasciato al caso!  Infatti i capillari (in questo caso i capillari arteriosi) hanno proprio il compito di rilasciare, grazie alla loro permeabilità e alla  “trama” larga di cui sono fatti, tutti i nutrimenti.

    Le cellule, in fase “digestiva”, rilasciano in questo liquido (plasma) i loro scarti.

    Quest’ultimo, che in questa fase è detto liquido interstiziale proprio perché si trova negli interstizi, ovvero negli spazi “vuoti” tra una cellula e l’altra, in un sistema che funziona normalmente non rimane a lungo in giro, ma grazie ai capillari venosi e ai vasi del sistema linfatico viene immediatamente riassorbito, filtrato, poi in parte rimesso nel flusso sanguigno e in parte eliminato.

    IL RISTAGNO DEI LIQUIDI

    Quando, per una qualche ragione (quale per esempio il caldo e/o lo stile di vita, e/o una fase di vita come la gravidanza, la menopausa, il sovrappeso, la congestione pelvica, la sedentarietà, post intervento chirurgico, ecc..) il ritorno venoso verso il cuore rallenta, i capillari (in questo caso i c. venosi) non riescono più a gestire questo compito in modo efficace ed efficiente e inizia ad accumularsi più liquido di scarto libero negli interstizi di quanto se ne riesca a portare via.

    I capillari si congestionano e un primo segno visibile soprattutto per chi soffre in modo cronico di problemi circolatori sono proprio questi antiestetici capillari che, se nella normalità delle cose sono invisibili all’esterno, nella anormalità del funzionamento diventano ben visibili sulla cute creando delle “ragnatele” poco carine a vedersi. Questo è sempre segno di sofferenza venosa, da valutare angiologicamente, e non solo dal chirurgo estetico.

    INFIAMMAZIONE

    Questo liquido interstiziale che inizia a rimanere più del dovuto in giro, oltre ad accumularsi e creare gonfiori visibili, crea uno stato infiammatorio interno. E’ proprio lei, l’INFIAMMAZIONE, la colpevole di tutte le nostre disgrazie estetiche! (In situazioni più serie non solo estetiche).

    Ma veniamo all’altro spazzino dedito al lavoro di raccolta ed eliminazione del liquido interstiziale: il sistema linfatico.

    IL SISTEMA LINFATICO

    Il sistema linfatico è un sistema composto da vasi (chiamati collettori) presenti nella quasi totalità dei tessuti del corpo, che tramite una rete di capillari (capillari linfatici), raccolgono il liquido interstiziale in eccesso e lo portano verso le nostre stazioni linfonodali dove viene filtrato e reimmesso nel sangue.  I capillari linfatici sono ancora più permeabili dei capillari sanguigni, riuscendo così a raccogliere particelle relativamente grandi e concorrendo alla nostra immunità.

    Il liquido interstiziale, quando viene aspirato dal sistema linfatico, prende il nome di LINFA.

    COME FUNZIONA

    Il sistema linfatico è un sistema che funziona molto più lentamente del sistema sanguigno, perché non può godere della forza propulsiva del cuore per far avanzare la linfa lungo i suoi “canali”.  

    Può giovare solo di due aiuti: 

    • Uno è situato sotto la pianta del piede, è una vera e propria soletta che se sollecitata (con la deambulazione), attiva una spinta della linfa lungo i dotti linfatici.
    • L’altro è situato poco più su, ovvero è l’attivazione dei muscoli che compongono il nostro polpaccio (ad esempio fare le scale), ma oltre a quelli  tutto il nostro sistema muscolare aiuta il defluire della linfa, tant’è che l’uomo, tendenzialmente avendo un apparato muscolare più sviluppato e meno sbalzi ormonali, non ha queste problematiche.

    Quando si verifica una stasi di questo liquido interstiziale, è quindi fondamentale capire che i protagonisti che si stanno giocando la partita sono tanti. E non basta una cosa per risolvere magicamente il problema.

    Diagram of human lymphatic system with labeled lymphatic vessels, lymph nodes, and lymphoid organs
    Detailed diagram of the human lymphatic system showing vessels, nodes, and organs

    INFIAMMAZIONE, CONGESTIONE, FIBROSI, NODULI

    Tutto rallenta, si forma congestione, si crea infiammazione, l’infiammazione crea fibrosi, noduli, che a loro volta comprimono ulteriormente i vasi, insomma è una situazione complessa che non si risolve di sicuro con una crema o un bendaggio o una settimana detox o una tisana drenante.  

    Tutte cose valide per contenere la “sintomatologia” visiva ma inefficienti per curare la causa.

    In estate il problema, per chi ha questa predisposizione, si acutizza e rende più visibili gli inestetismi derivanti da questa stasi e da questo stato infiammatorio:

    piedi che si gonfiano dopo una giornata in giro, caviglie che si gonfiano, gambe pesanti o a volte anche dolenti, pancia più gonfia, affaticamento, viso gonfio al risveglio, disturbi digestivi, cute più secca, avvizzita.

    E CONCRETAMENTE COSA POSSIAMO FARE?

    Innanzitutto non spendere troppi soldi in cosmetici, integratori, e rimedi esterni ma iniziare agendo dall’interno.

    A TAVOLA

    Uno stato infiammatorio per prima cosa lo spegni a tavola. Quello che ingerisci può alimentare le fiamme o può spegnere l’incendio.

    Un alimento altamente infiammante da ridurre drasticamente è lo zucchero, che ingeriamo quotidianamente in grande quantità sotto varie forme, solide e liquide.

    Alimenti fortemente disinfiammanti sono invece gli ortaggi, che in questa stagione dovrebbero rappresentare la base della nostra alimentazione.

    Una piccola parentesi olistica:

    se osservassimo la natura, di cui facciamo parte, sapremmo già cosa fare. L’estate in natura ci regala tantissimi frutti e tantissimi ortaggi colorati; un invito a modificare la nostra alimentazione sul naturale! Tutto ci parla, sta a noi volerlo ascoltare!

    L’idratazione, a maggior ragione quando fa caldo, deve essere adeguata (ma bastano i telegiornali a ricordarcelo)!

    IL MOVIMENTO

    Il secondo punto è il movimento. La camminata ma non solo. Ho scritto prima che il sistema linfatico ha bisogno dei muscoli per funzionare efficacemente. Non ha un meccanismo suo che fa avanzare i liquidi che trasporta, a parte qualche valvola che però da sola non può spostare tanta linfa; ha bisogno di una sollecitazione del piede e dei muscoli. Che può arrivare solamente da noi. Il nuoto e il movimento in acqua sono un toccasana per le problematiche del sistema circolatorio e linfatico.

    Se i primi due punti sono FONDAMENTALI per cambiare una situazione più o meno compromessa, il terzo e ancor meno quelli a venire sono collaterali.

    IL LINFODRENAGGIO

    Il terzo punto sono i trattamenti linfodrenanti. Il linfodrenaggio manuale, Vodder o Leduc, non curano l’infiammazione in modo diretto come può fare invece l’alimentazione, ma fungono da sistema di pompaggio per far risalire i liquidi, aumentando così la portata del sistema linfatico che di suo è molto lento.

    Il linfodrenaggio manuale è una tecnica dolce, superficiale, perché non deve andare a lavorare il muscolo ma bensì deve agire sotto il derma, il cui spessore varia in base alla conformazione fisica; infatti il derma include anche lo strato adiposo. I liquidi stazionano al di sotto di esso.

    Il linfodrenaggio manuale inizia con l’apertura delle stazioni linfonodali dello sterno, della testa, del cavo ascellare, dell’addome, dell’inguine, del cavo popliteo e all’altezza della caviglia.

    I LINFONODI

    Se queste stazioni linfonodali sono congestionate perché coinvolte dal sistema immunitario attivato per qualcosa in atto, è bene evitare di fare il linfodrenaggio, in quanto risulterebbe inutile e anche poco raccomandato.

    Cosa vuol dire congestionate? Vuol dire che i linfonodi sono ingrossati e superficiali e quindi palpabili, cosa che normalmente non dovrebbe essere così. I linfonodi difficilmente sono palpabili se non volontariamente.

    Trovo spesso i linfonodi inguinali più reattivi in persone che presentano uno stato infiammatorio evidente agli arti inferiori. In questo caso, se le altre stazioni linfonodali sono “spente”, si può procedere, considerando però che quella “congestione” a livello inguinale potrebbe inibire o rendere molto meno efficace il trattamento.

    Per questo, SEMPRE e COMUNQUE, se si decide di investire tempo e soldi in queste terapie, occorre mettere prima in atto un regime alimentare antinfiammatorio e una minore sedentarietà.  Proprio per iniziare a  lavorare da dentro, sull’infiammazione.

    Il linfodrenaggio quindi non lavora sull’infiammazione?

    Il linfodrenaggio non può lavorare sull’infiammazione se trova le vie linfatiche congestionate.

    Il linfodrenaggio sospinge la linfa, ma la linfa deve passare dai linfonodi per essere filtrata. Se questi non sono liberi non passa!

    Dal momento che si migliora l’aspetto infiammatorio, il linfodrenaggio aiuta eccome a riportare in equilibrio un sistema così complesso.

    Ed ecco che seduta dopo seduta il corpo cambia.

    GLI ALTRI PUNTI COLLATERALI

    Poi ci sono le altre cose, ad esempio le calze compressive utilissime per supportare una stasi venosa, per limitarne i danni dovuti da essa.

    Poi ci sono i trattamenti estetici sui quali non ho le competenze per parlarne, se non la mia opinione personale.

    Poi ci sono gli integratori, più o meno validi, ma sempre strumenti da utilizzare in accompagnamento alle altre cose e su consiglio preferibilmente medico.

    IN CONCLUSIONE

    Stare meglio spesso è una questione di scelte, di priorità e di qualche sacrificio.

    Il vero problema è:

    quanto conto io, il mio benessere, la mia salute, il mio stato emotivo, per ME?

  • Riflessologia: Una Via Verso il Benessere Completo

    Un po’ di storia (BREVE)

    La riflessologia plantare è un’antichissima tecnica le cui origini risalgono all’antico Egitto (circa 2330 a.C) all’antica Cina e all’India.

    La riflessologia moderna invece nasce negli Stati Uniti tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, quando vennero elaborate le mappe riflessologiche che sono ancora oggi alla base delle scuole di riflessologia.

    Nel XX secolo la riflessologia si diffuse prima negli Stati Uniti e poi in Europa, entrando nel panorama delle medicine complementari e delle pratiche olistiche.

    Oggi

    Dal punto di vista scientifico non esistono prove convincenti che specifici punti del piede siano collegati a specifici organi nel modo descritto dalle mappe riflessologiche.

    Tuttavia…

    Una seduta è in grado di produrre effetti reali e misurabili legati a meccanismi più generali, quali uno stato di rilassamento profondo, la riduzione della percezione di stress e ansia, una sensazione di benessere e confort generale, una diminuzione della tensione muscolare e, in alcune persone, una riduzione della percezione del dolore.

    E quindi?

    E’ un effetto placebo oppure effettivamente innesca qualche cambiamento tangibile nell’organismo di chi la riceve?

    Il mio approccio da cliente

    Io personalmente l’ho approcciata come cliente ormai qualche anno fa; ricordo ancora la prima volta. Non sapevo cosa aspettarmi, pensavo di sentire dolore, o solletico, ma mi sono dovuta presto ricredere.

    Perché sono andata da una riflessologa?

    Sicuramente un po’ per curiosità, ma come quasi sempre succede non si arriva per caso da un operatore olistico, ci si arriva quando dentro si percepisce uno squilibrio che perdura nel tempo. Squilibrio che è fatto di tanti piccoli disturbi, che ad un certo punto diventano quasi la nostra normalità.

    Ci si arriva quando ci si prende del tempo per ascoltarci davvero; ci si arriva quando si sente il bisogno di riconnettersi al corpo.

    La seduta

    Durante le sedute (da ricevente), che ancora oggi faccio regolarmente, il corpo ha un rilascio totale; sento allentarsi tutte le tensioni e con loro rallentano anche i pensieri, il rimuginio continuo che ho nella testa. La stanchezza lentamente mi abbandona.

    Sento silenzio dentro, quel silenzio che cura.

    Un’ora che sembra dilatarsi, non perché mi annoio, ma perché perdo la percezione del passare del tempo, sono presente a me stessa e assente al mondo esterno. Uno stato di quiete che sembra eterno.

    E la concezione del trascorrere del tempo sparisce.

    E dopo?

    Quando esco la prima sensazione è di una piacevolezza estrema ai piedi, le gambe non pesano più, il corpo non pesa più, è rilassato, la testa è vuota e la sensazione di serenità è tangibile. Il battito cardiaco rallenta, nulla mi tocca nelle ore seguenti.

    Sai come si chiama questo stato?

    Hai mai sentito parlare del tono vagale? Parliamo di sistema nervoso autonomo e nello specifico del nervo vago, il protagonista del nostro sistema parasimpatico. Origina nel tronco encefalico, tocca faringe e laringe, attraversa il diaframma raggiungendo e regolando cuore, polmoni, esofago, stomaco, fegato, pancreas, intestino tenue, fino alla parte iniziale del colon. Da lì in poi il controllo del sistema nervoso parasimpatico è affidato ai nervi sacrali provenienti dal midollo spinale che scendono attraversando il bacino, le gambe e arrivano fino ai piedi.

    Quando prevale l’attività parasimpatica associata al vago (guarda caso) si osservano:

    • Una riduzione della frequenza cardiaca
    • Una respirazione più lenta e regolare
    • Maggiore rilassamento
    • Migliore digestione

    E’ esattamente quello che succede durante e dopo una seduta riflessologica.

    Una piccola curiosità!

    Durante una seduta, è assolutamente comune udire ripetutamente lo stomaco borbottare! Succede alla mattina, così come al pomeriggio e non è fame! Lo stomaco si sta rilasciando e rilassando!

    Il legame tra sistema nervoso parasimpatico e la riflessologia plantare non è scientificamente dimostrato ma fortemente tangibile.

    LO STRESS

    Oggi i nostri principali disturbi derivano per la maggior parte da uno stato prolungato di tensione. Una tensione che non riconosciamo neanche più ma che il corpo registra minuto per minuto e crea dei meccanismi atti a proteggerci.

    “E’ tutto nella tua testa”. No.  Non è nella tua testa. E’ nel tuo corpo. E’ nel tuo sistema nervoso. E’ nelle tue cellule. E’ nella storia che il tuo organismo sta cercando disperatamente di raccontarti.

    IL CORPO NON DIMENTICA MAI

    Se la risposta allo stress dura giorni diventa adattamento. Se questa risposta dura mesi diventa infiammazione. Se dura anni diventa dolore. Il corpo inizia a modificare il tono muscolare, la circolazione, la respirazione, la percezione e persino il sistema immunitario.

    Quando viviamo in stress cronico aumentano cortisolo, adrenalina e citochine infiammatorie. Diminuiscono serotonina e dopamina. Il sonno peggiora. La percezione del dolore aumenta. Le fasce diventano meno elastiche. I muscoli rimangono in contrazione costante. Il nervo vago perde efficienza.  Il microbiota intestinale si altera. Inizia così un circolo vizioso in cui la sofferenza emotiva alimenta il dolore fisico e viceversa.

    Molte persone non piangono più, non si confidano più, non urlano più. Ma il corpo continua a parlare, attraverso cervicalgie, emicranie, gastriti, coliti, tachicardie, dolori muscolari o articolari diffusi.

    Ricorda che il tuo sistema nervoso non distingue tra un leone che ti rincorre e una preoccupazione che ti accompagna da anni. Reagisce comunque, sempre.

    E LA RIFLESSOLOGIA IN TUTTO QUESTO?

    La riflessologia la puoi paragonare ad un balsamo per il sistema nervoso, lo accarezza, lo quieta, gli comunica che si può fidare, che può abbassare la guardia, che può distendersi.

    E gli effetti non tardano ad arrivare; senti progressivamente il corpo rilassarsi, ma rilassarsi davvero. Senti le mascelle rilasciarsi, le tensioni accumulate nelle gambe rilasciarsi, le tensioni al collo cedere. Una sensazione di sonnolenza sopraggiungere. Hai spento mente e corpo. Gli stai dicendo che non c’è nessun leone che ti sta rincorrendo.  E diventi più leggero.

    La differenza è tangibile, davvero tangibile.  E non credo ci sia nessuna magia, semplicemente una potente stimolazione indiretta del nostro sistema nervoso.

    Personalmente, da operatrice di questa meravigliosa “arte”, credo fermamente che la riflessologia plantare dovrebbe essere maggiormente riconosciuta e divulgata come terapia complementare per il raggiungimento di uno stato di benessere vero e reale.

    Oggi lo stress è normalizzato, ma stare bene è un’altra cosa.

    Confort-zone

    Oggi non riusciamo più a stare in silenzio perché il nostro sistema nervoso è completamente saturo di stimoli e il silenzio non lo riconosce più come confort zone.

    La confort zone diventa il caos, lo stress, la stanchezza, l’ansia, l’ipertensione, la gastrite. Oggi quella è la confort zone per tanti.

    Ma cambiare si può, un po’ alla volta. Per concedersi di stare meglio. Magari solo un po’.

    O magari si scopre che stare meglio non è così difficile. No, non ci sono miracoli, e la guarigione parte da dentro.

    Certo che è possibile!

    Diagram showing the vagus nerve (cranial nerve X) from brain to internal organs
    Illustration highlighting the vagus nerve pathways in the human body.

    I trattamenti di riflessologia innescano un meccanismo tale per cui il sistema nervoso ha un rilascio e rilasciandosi rilascia tutte quelle tensioni che trasmette ai nostri tessuti e organi.

    E’ un effetto valanga. Più rilascio e meno dolore sento.

    Il nervo vago, come ho scritto all’inizio, passa dal diaframma e proprio il diaframma è un muscolo altamente emotivo ed è il primo a risentire di uno stato emotivo ed emozionale alterato contraendosi. Già da lì parte un segnale sbagliato. Un segnale di allarme. Un segnale che si riverbera al resto dell’organismo.

    Agire sul sistema nervoso vuol dire agire sulla causa, non sull’effetto.

    La riflessologia non lavora sulla tua gastrite, o sulla tua emicrania, quantomeno non direttamente. La riflessologia lavora sul sistema nervoso per regolarlo, e quest’ultimo regolandosi smette di inviare segnali sbagliati ai nostri apparati.

    Ed è lì che pian piano avviene la magia!

    LA RIFLESSOLOGIA E’ UNA BUFALA?

    Se siete arrivati fino a qui, la risposta ve la darete da soli.

    Per me la riflessologia è il trattamento gold standard per resettare il sistema nervoso e tutto ciò che è strettamente correlato.

    Credo che tutti dovrebbero provarla almeno una volta nella vita.

    Elena

  • LIPEDEMA una condizione spesso ignorata

    Il lipedema è una patologia complessa,

    genetica,

    infiammatoria,

    cronica,

    degenerativa

    del tessuto connettivo.

    Il sistema connettivo è una rete interconnessa di tessuto (detto fascia) che si estende in tutto il corpo in una rete tridimensionale dalla testa ai piedi senza interruzioni.

    La fascia svolge un ruolo fondamentale nel fornire stabilità e mobilità al corpo.

    La fascia circonda e sostiene ogni nostro muscolo, osso, nervo, vaso sanguigno e organo.

    E’ un ricco organo sensoriale con 250 milioni di terminazioni nervose ed è coinvolta nell’interpretazione del dolore, nell’aumento dell’efficienza cellulare e nel mantenimento di uno stato di salute ottimale.

    Il tessuto connettivo si suddivide in varie categorie. Buona parte di questo tessuto è detto tessuto connettivo lasso. Esso ha la funzione di riempire gli spazi tra gli organi, sostenere i vasi sanguigni e nervosi ed è coinvolto anche, grazie alla presenza di macrofagi e linfociti, al buon funzionamento del sistema immunitario.

    Parlando di lipedema parliamo proprio del tessuto connettivo lasso, che coinvolge specificamente l’accumulo patologico di tessuto adiposo sottocutaneo.

    Non è semplice grasso, ma un’infiammazione del tessuto connettivo che sostiene le cellule adipose.

    Il lipedema è considerato una malattia di tale tessuto, che include non solo gli adipociti (cellule adipose), ma anche fibroblasti e matrice extracellulare, che con il progredire della patologia diventano fibrotici. Il tessuto lipedematoso evolve spesso in fibrosi a causa dell’ipossia (mancanza di ossigeno) indotta dall’accumulo di fluido, causando il caratteristico dolore cronico e la sensazione di pesantezza.

    Alcuni elementi possono aumentare il rischio di sviluppare il lipedema:

    • Sesso femminile: infatti la malattia colpisce quasi esclusivamente le donne.
    • Genetica: la predisposizione genetica gioca un ruolo significativo.
    • Cambiamenti ormonali: periodi di alterazioni ormonali possono favorire l’insorgenza della patologia.

     I sintomi principali del lipedema includono:

    • Accumulo simmetrico di grasso nelle gambe e, talvolta, nelle braccia, con risparmio di mani e piedi
    • Noduli all’interno del grasso che danno la sensazione di avere come dei chicchi o delle palline dure sotto la pelle
    • Sensazione di pesantezza generalizzata alle gambe
    • Dolore che può variare da lieve a grave e può essere costante o presente solo alla pressione
    • Cute fredda
    • Facilità alla formazione di ecchimosi
    • Progressivo peggioramento con il tempo, se non trattato

    Il lipedema infatti è classificato in quattro stadi, basati sulla progressione della malattia e sulle caratteristiche del tessuto adiposo:

    Stadio 1 – Fase iniziale

    • La pelle è ancora liscia e uniforme.
    • Il tessuto adiposo è morbido, ma più voluminoso rispetto alla norma.
    • Può essere presente una leggera tendenza alla formazione di lividi.
    • Il dolore e la sensibilità aumentano progressivamente.

    Stadio 2 – Fase intermedia

    • La pelle inizia a diventare irregolare e nodulare (aspetto a “materasso” o “buccia d’arancia”).
    • Il tessuto adiposo diventa più denso e nodulare, con formazioni più evidenti sotto la pelle.
    • I sintomi di dolore e gonfiore peggiorano.
    • Maggiore facilità alla comparsa di lividi.

    Stadio 3 – Fase avanzata

    Il grasso si accumula in modo significativo, formando masse o pieghe evidenti (specialmente su cosce e ginocchia).

    • La pelle ha un aspetto sempre più irregolare e il tessuto adiposo è molto fibroso.
    • La mobilità può essere compromessa a causa dell’eccesso di tessuto.
    • Il dolore è persistente e il gonfiore aumenta.

    Stadio 4 – Lipo-linfedema (complicazione avanzata)

    • Il lipedema si associa a un linfedema secondario, con accumulo di liquidi e grave gonfiore.
    • Il tessuto adiposo è molto indurito e fibrotico.
    • La mobilità è notevolmente ridotta.
    • Il rischio di infezioni cutanee e altre complicanze è elevato.

    L’infiammazione diffusa è una caratteristica del lipedema.

    Il sistema circolatorio, il sistema linfatico e quello nervoso sono influenzati da questa infiammazione.

    Il ridotto apporto di ossigeno, causato da un rallentamento del sistema circolatorio provoca variazioni al metabolismo cellulare e il tessuto adiposo sottocutaneo subisce variazioni per cui le cellule adipose aumentano il loro volume, i capillari sono più fragili ed il corpo, nel tentativo di riparare i danni, crea tessuto cicatriziale, producendo fibrosi.

    Questa fibrosi aderisce alla pelle, così come alle ossa, ai muscoli, ai tendini e ai legamenti. Il risultato finale è un circolo vizioso di infiammazione, che produce tessuto denso e duro, che crea più tessuto adiposo anormale.

    Poiché il tessuto adiposo accumulato può esercitare una pressione sui vasi sanguigni e sul sistema linfatico, ciò può compromettere la circolazione e il drenaggio linfatico nelle aree colpite. Di conseguenza, possono verificarsi sintomi come gonfiore, pesantezza, affaticamento e dolore alle gambe.

    Inoltre, la presenza di tessuto adiposo in eccesso può favorire lo sviluppo di condizioni vascolari come le vene varicose. Le vene varicose possono verificarsi a causa dell’aumento della pressione venosa e dell’indebolimento delle pareti venose.

    La fibrosi del tessuto adiposo può comprimere i nervi, mentre la sofferenza cellulare cronica attiva il sistema nervoso simpatico.

    Cosa si può fare?

    Sicuramente rivolgersi ad un professionista per inquadrare al meglio il problema se si pensa di averlo, il quale prescriverà se necessario anche  esami strumentali.

    Prenderne coscienza e cercare di contenerne la sintomatologia, sia nell’aspetto fisico che la sintomatologia dolorosa (anche nei primissimi stadi un buon approccio è fondamentale).

    Non collegare l’essere in sovrappeso al lipedema, o, viceversa, escluderlo a priori.

    Il lipedema può infatti colpire anche persone normopeso o addirittura sottopeso. Certo è che il sovrappeso può rendere la diagnosi differenziale più complicata.

    Il tessuto adiposo “normale” non dà dolore alla palpazione, il tessuto adiposo da lipedema dà dolore, e spesso è fonte di ecchimosi a causa di una sofferenza dei capillari venosi.

    Avere dolore costante alle gambe non è una condizione normale ma bensì patologica.

    Non sottovalutarla oggi per poi pentirti domani.

    COSA FARE CONCRETAMENTE?

    • Un’alimentazione antinfiammatoria, quindi contenente poco glutine e pochi latticini a favore di fonti proteiche e ortaggi aiuta sicuramente  a contenere l’infiammazione.

    • Lo sport, specialmente se svolto in acqua, è un validissimo aiuto per migliorare queste problematiche ed evitare un peggioramento sia estetico che sintomatico.

    Quando si parla di stadi avanzati in cui risulta compromesso anche il sistema linfatico, diventano utilissimi effettuare bendaggi compressivi eseguiti da un fisioterapista.

    Trattamenti massoterapici

    Nel lipedema si applicano tecniche adattate di massaggio connettivale, tecniche di massaggio miofasciale e linfodrenaggio. Le tecniche, spesso integrate, hanno l’obiettivo di  migliorare la scorrevolezza tra i piani tissutali, favorire una migliore ossigenazione locale, sostenere il microcircolo. Questo non elimina il lipedema, ma può rendere il tessuto meno doloroso e più elastico.

    In molti casi anche la tecnica di drenaggio linfatico può togliere la sensazione di pesantezza e ridurre la tensione che facilmente si genera sulle articolazioni del ginocchio e della caviglia.

    La massoterapia non è assolutamente una cura definitiva, ma può essere parte fondamentale di un approccio integrato che includa movimento, nutrizione e, quando indicato, terapia compressiva.

    Il lipedema non è una colpa.

    Non è mancanza di volontà.

    Non è “pigrizia”.

    È una condizione medica che richiede competenza, ascolto e approccio personalizzato.

    Fare informazione corretta significa ridurre stigma e colpevolizzazione.

    E restituire alle donne uno strumento potente:

    la consapevolezza.

    Le gambe sono le nostre ali, che ci rendono libere di andare. Le braccia hanno sorretto anche troppo, adesso devono accogliere, uscire da quel bozzolo che ti ha protetta fino ad oggi, sono pronte ad alzarsi per dire sono qui, viva, aiutami ad uscire e danzerò su di una bellissima melodia.

    Aloha

    A: akahai, sii gentile, osservante e attento

    L: lōkahi, unità, sii unito, uno, armonia

    O: ‘olu’olu, calma la tua mente

    H: ha’aha’a, sii umile

    A: ahonui, sii paziente, perseverante

  • Fibromialgia – il corpo che urla

    Il corpo parla, all’inizio sottovoce, e raramente noi lo udiamo.

    Siamo sordi perché rivolti all’esterno, rivolti al domani, rivolti al passato, ma mai rivolti a noi stessi nel momento che stiamo vivendo.

    Siamo sordi perché non abbiamo tempo, come se il nostro benessere valesse meno del tempo che dedichiamo al resto. Certo, oggi si diventa alieni a pensare prima a sé stessi, sembra impossibile, orientati come siamo alla sopravvivenza urbana.

    E così passa il tempo e le “sue” parole diventano sempre meno sussurri, sempre meno suggerimenti.

    Diventano parole di rimprovero,

    parole dure,

    a volte sentenze spietate.

    Tutto parte dalle nostre scelte, guidate dalla mente (nella cultura hawaiana rappresentata dalla “madre”, la nostra parte razionale), che a sua volta è guidata dal subconscio (il nostro bambino interiore), Scelte quindi apparentemente libere ma profondamente cariche di  condizionamenti interni (ed esterni).

    C’è una frase nella quale mi ci ritrovo molto:

    “di tutte le prigioni che ho abitato possedevo la chiave”

    Fermati per un minuto, soltanto uno, a riflettere. Chiudi gli occhi, respira profondamente due o tre volte buttando fuori l’aria dalla bocca, espirando lentamente e lungamente, e poi chiediti con la massima onestà:

    di quante “prigioni” in cui mi sono ritrovata/o possedevo la “chiave”?

    Il problema sai qual è? Che la chiave apre ad una libertà che fa paura. Eh sì, la libertà, quella vera, fa paura. Perché si trova oltre la nostra “confort- zone” (anche se a   volte è un paradosso chiamarla confort zone!). Perché quasi sempre uscire da una “prigione” vuol dire sacrificare parti di noi a cui non intendiamo rinunciare per abitudine.

    Tornando al nostro corpo, all’inizio ti sussurra un disequilibrio, magari facendoti dormire male, magari facendoti digerire male, magari facendoti soffrire di cefalea proprio nel weekend, o magari facendoti sentire spesso stanca/o senza motivo apparente.

    Nel diciassettesimo secolo, un monaco zen di nome Shido Bunan scrisse una frase che diceva così:

    “la persona più stanca del modo non è quella che ha lavorato tutto il giorno nei campi.

    E’ quella che ha passato la giornata a fare cose che non sentiva sue”

    E ancora scriveva:

    “il contadino dorme bene.

    Il funzionario di corte che ha sorriso per dieci ore a persone che disprezza, no”.

    La fatica del corpo si scarica con il riposo. La fatica dell’anima resta, e si stratifica, e diventa un peso che ti porti anche quando dormi.

    E noi cosa facciamo? Quando siamo stanche/i, pensiamo che la soluzione sia dormire di più. Andare in ferie una settimana o se siamo fortunati due. Cambiare la dieta. Prendere un integratore.

    Prendi una donna che potrebbe rappresentare la maggior parte di noi, incantevoli ragazze quaranta/cinquantenni; la chiamiamo Laura, con figli, un marito, un mutuo, un lavoro, una casa, magari un genitore anziano da seguire, la sveglia ogni mattina e la sensazione appena sveglia di non avere già le energie per affrontare la giornata. Ma Laura ce la fa lo stesso. Laura ce la fa sempre. Laura è diventata un’esperta nel “ce la posso fare”.

    Il problema è che dopo dieci anni di “ce la faccio lo stesso”, una parte di lei si è seduta dentro, non si vuole più alzare.

    E quindi cosa le sta dicendo il corpo?

    All’inizio magari Laura dà la “colpa” all’età, agli squilibri ormonali, alla perimenopausa, lo stress, tutto il giorno di corsa, tutti che hanno bisogno, non ho tempo per me…

    E tira avanti facendosene quasi una colpa.  Magari va in farmacia o in erboristeria a prendere un “aiuto” per rilassarsi, per dormire, per il reflusso, per farle passare quell’”ansia” fastidiosa.

    Poi passano 5, 6 anni e Laura inizia ad accusare maggiormente la stanchezza, e anche l’umore è cambiato; il corpo le dice di fermarsi, facendole magari venire dolori muscolari, dolori articolari diffusi, annebbiamento mentale. Soprattutto al mattino, quando le incombenze che gravitano sulle spalle sono tante.

    E un bel giorno Laura si ritrova ad avere dolori quotidiani, a volte paralizzanti, spesso svilenti, dolori che non sembrano avere una logica, dolori che sembrano incomprensibili a chi le sta intorno.

    E inizia a peregrinare in studi medici.

    Esami,

    stress,

    visite,

    diagnosi diverse,

    stress,

    soldi,

    sacrifici

    tempi di attesa,

    nervosismo,

    litigi,

    tempo,

    tempo,

    tempo,

    ansia,

    ansia,

    ansia,

    stanchezza,

    stanchezza,

    stanchezza .. ed ecco la diagnosi: FIBROMIALGIA.

    Una di quelle malattie invisibili agli occhi, ma non all’anima di chi ne viene travolto.

    FIBROMIALGIA è un’etichetta di un bagaglio che ti porti sulle spalle da anni.

    Muscoli che si contraggono, tendini dolenti, nevralgie, nebbia mentale, dolore cronico. Una patologia subdola, perché colpisce intimamente, non platealmente. Non altera gli indici di infiammazione del corpo (VES) come altre malattie con sintomi simili, quali le malattie reumatiche. E’ invisibile.

    Un disordine del sistema nervoso centrale, quel sistema nervoso che ci governa al di là della nostra volontà, governa le nostre funzioni, le nostre strutture, i nostri organi. Quando funziona bene lo diamo per scontato, quando funziona in modo imperfetto sono dolori. Ma dolori grandi.

    Non è una patologia autoimmune, ma una neuroinfiammazione.

    Una sensibilizzazione alla percezione del dolore, che ne abbassa la tolleranza.

    Si ha uno squilibrio di importanti neurotrasmettitori legati al benessere, come la serotonina, la dopamina, la noradrenalina.

    I disturbi del sonno, l’incapacità di ottenere un sonno profondo ristoratore, di solito sintomo pregresso della malattia, altera i meccanismi di riparazione del corpo, potenziando dolore e affaticamento.

    Anche i fattori ormonali possono contribuire, tant’è che la maggiore incidenza è femminile.

    Anche i traumi pregressi, stress prolungato nel tempo, purtroppo sono fattori scatenanti.

    Chi ne è affetto conosce meglio di me cause ed effetti senza che mi dilunghi troppo su aspetti tecnici che non mi competono, ma quello che mi compete è lavorare sulla causa.

    Aiutare la persona a prenderne coscienza,

    aiutare il corpo a fidarsi, ad allentare la presa.

    E non è un lavoro semplice, e nemmeno di breve durata.

    Come non è di breve durata il bagaglio di sofferenza che ti porti addosso, come uno zaino pesante, che ti impedisce di andare dove vuoi. Brutta roba.

    Nel mio studio olistico, un piccolo luogo di calma e silenzio,  tratto il sistema nervoso centrale (SNC) in riflessologia plantare, tratto il diaframma, nodo nevralgico delle tensioni accumulate, i punti riflessi sul viso e insegno una respirazione consapevole.

    La riflessologia plantare è un metodo dolce ma efficace per migliorare la risposta al dolore, per migliorare il sonno, per riportare equilibrio in un corpo che non lo è più.

    La guarigione però parte sempre dall’interno, dall’ascolto, dalla comprensione, dal perdono, dall’apertura, dalla forza di volontà, dal pensiero positivo, dalla pazienza.

    Tutte queste cose sono fondamentali per cambiare vibrazione.

    La fibromialgia non è una “sentenza spietata”, è un rimprovero severo che il tuo corpo ti ha dato perché non ti sei fermata/o quando ne avevi bisogno.

    E’ un rimprovero severo quando hai anteposto per anni i bisogni altrui ai tuoi.

    Lo senti il peso sulle spalle vero? Quante persone hai sorretto? Quanta fatica hai fatto?

    Oggi ne sei consapevole, perché anche il più severo rimprovero è un insegnamento, e oggi puoi cambiare la tua lista di priorità. 

    Il tempo farà il miracolo.